🌟 PATO si RACCONTA | Lo SCUDETTO, RONALDINHO, gli anni al MILAN | Storie di Serie A
Pato revisits his Milan years: he chose Milan for Ronaldo, rates Ancelotti as his biggest influence, and reflects on injuries and his exit
This is an interview with Alexandre Pato. Starting from his arrival at Milan at 18, he recalls sharing a dressing room with Ronaldo, Ronaldinho, Kaka, Maldini and Ancelotti, and also discusses injuries, leaving Milan, China and Corinthians. Pato says Milan was the right choice, credits Ancelotti as his biggest influence, and reflects on how he handled injuries and his departure.
- He chose Milan because he wanted to play alongside Ronaldo — Ronaldo was the first idol of his Brazilian generation and was then in Milan’s squad, so he says he would have set other teams aside to join Milan.
- Looking back, joining Milan was the right choice — He won honours at Milan and played with many Italian champions as well as his Brazilian idols.
- Ronaldinho was the strongest player he played with — He regards Ronaldinho as the most absolute and strongest of all, placing him above everyone else.
- Maldini is a legend on and off the pitch and a major influence on him — Maldini taught him not only about football but also about life; once he swore during a match and Maldini immediately reprimanded him, which is why Pato still calls him a legend.
- Ancelotti is the coach who left the deepest mark on him — Ancelotti kept telling him to improve his passing and stay focused, reminding him not to relax after one good moment, which taught him to concentrate throughout a game.
- He should have been more patient during injury recoveries — When young he rushed back, but injuries need specific recovery time; repeated setbacks made him think he should have been calmer and avoided going back and forth.
- Leaving Milan was not his own wish; he was led to believe it was the best moment — If advising a player in the same situation, he would not leave and return to Brazil; he says he was not the one pushing for the move.
- A prime Pato could reach a high level in today’s game and might even score more — He says he understands football better now, and the modern game also values speed, which would give him room to perform.
- Young Brazilian players in Europe must learn the language and adapt to the local culture — He stresses that they cannot simply be themselves; they must understand the city, the club and what local people expect in order to establish themselves.
- Modric has a huge influence on this Milan side — He says Milan look like one team when Modric plays and another when he does not, and he believes Modric is still playing very well.
Il primo episodio della quarta stagione di Storie di Serie A, la rubrica mensile che racconta le grandi storie del calcio italiano attraverso la voce dei loro protagonisti, è dedicato ad Alexandre Pato. Chiara Giuffrida ha incontrato l’ex gioiello rossonero per ripercorrere una carriera che, prima ancora che per i suoi gol e i suoi successi, lo ha fatto entrare nel cuore dei tifosi del Milan. 🌟 If you enjoyed this video please leave a like & subscribe for more! https://bit.ly/SERIEAYT Instagram: instagram.com/seriea TikTok: tiktok.com/@seriea X: twitter.com/SerieA Facebook: facebook.com/SerieA Find out more about the Serie A at: http://www.legaseriea.it/en/ Se ti è piaciuto questo video lascia un like e iscriviti al canale! https://bit.ly/SERIEAYT Instagram: https://www.instagram.com/seriea TikTok: https://www.tiktok.com/@seriea X: https://twitter.com/SerieA Facebook: https://www.facebook.com/SerieA Per maggiori informazioni sulla Serie A: http://www.legaseriea.it/it
Transcript
[musica] Ci sono calciatori che arrivano in Serie A già grandi e poi ci sono quelli che arrivano ragazzi e diventano [musica] grandi davanti ai nostri occhi. Pato aveva 18 anni quando è arrivato a Milano. Aveva un soprannome, una velocità impressionante. la sua esperienza in Brasile, ma addosso tutte le aspettative dell'intero mondo del calcio. Al Milan sembrava tutto già scritto: gol, record, grandi vittorie. Lo incontriamo proprio in uno dei luoghi iconici della città che lo ha reso famoso. [musica] Io il mio collega l'amtiamo proprio dove tutto è iniziato. Arrivi in Italia appena diciottenne, che cosa conoscevi di questo paese? guardavo, giocavo a PlayStation, giocavo ai giochi da piccolo con col Milan e io vorrei andare al Milan perché sai, appena vinto la Champions c'erano sette brasiliani più o meno. Quando tu giochi da piccolo, vuoi diventare giocatore professionista, sai giocare i nazionali, in quel momento tu seguivi tanto Ronaldo, sai perché la mia generazione era lui il primo. Quindi quando io ho visto che lui era in rosa, io ho detto "Guardi, lasciamo le altre squadre, io vorrei giocare con lui". >> Sono orgoglioso che lui sia giovane fan e di essere venuto al Milan. No, è un ragazzo molto giovane, molto promettente che dobbiamo tutti quanti aiutarlo a integrarsi più in fretta possibile. Per un ragazzo di di 60 anni è molto difficile, credo che è già pronto. Non ci sono leggi che non fa giocare i giocatori che pesano di meno, che pesano di più. Dipende quello che fa con la palla, quello è il più importante. >> Ecco, tu hai scelto il Milan, ma è vero che in quel momento c'era anche un interesse dell'Inter? Sì, c'era c'era alcune interessi, sì, alcune altre squadre anche per me io penso oggi è stata la miglior scelta perché ho giocato al Milan che ha vinto. Ho vinto nel Milan, poi ho giocato con tanti campioni italiani e io ho giocato anche coi idoli i brasiliani. >> Quello era uno spogliatoio straordinario. Nesta, Pirlo, Sedorf Gattuso, Kakemo qui a nominarli tutti. Il primo incontro che è stato il primo che ti ha abbracciato, è venuto a salutarti. >> Ti dico che il primo è stato a Inceloti, no? A Milanello, però il primo che dottor Gagliani mi sono andato a Forte del Marmi a incontrarlo. Io ero giovanissimo. E questo è bello perché io vivevo a Porto Allegri, ero una piccolina. Mi ricordo mentre andavo a Forte dei Marmi è passata una Ferrari, io non avevo mai visto. Io guardavo la Ferrari, mamma mia, guarda la Ferrari, guarda che bello. Quindi sono andato lì a incontrarlo, poi da lì lui mi ha portato a a incontrare il mister. Vai davanti a tutti, lo dici, "Guarda, è arrivato Ale Pato, io piccolino, tutto così, tutti si sono alzati, tutti mi hanno dato la mano e mi hanno abbracciato, quindi quello per me è stato bellissimo." >> Citavo Kacano a proposito di Brasile, lui era già un tuo idolo in Brasile? Sì, lui era uno cheo seguivo tanto, però era una posizione diversa della mia. Per me sì, Ronaldo era sempre quello. Io anche ho fatto i capelli come lui. Poi mentre ero al Milan è arrivato anche quello che per me è stato quello più assoluto per me quello più forte che Ronaldin Lauso. Sì. Aepato nasci da quando avevo 11 anni a Porto Allegri dove è stata la mia prima squadra che è internazionale di Porto Allegri. Prima era Alessandri Parana. è il mio stato da dove sono venuto. Però quando io ho iniziato a giocare io sempre ho giocato con i più grandi di me. C'era questo ragazzo che era uno dei più bravi della squadra, lui si chiamava Alessandro Paranà. Poi i ragazzi hanno detto, "Guarda, tu sei più giovane, tu hai 11 anni, devi cambiare nomi voi volete chiamarmi". Loro non mi ha detto "Ok, ti chiamiamo di Ali, eh Alessandri che è il mio nome Pato. Ok, va bene. I gli è rimasta così perché Pato della mia città in Patto Branco Paranello è stato e Patto Branco è la mia città. arrivare in una grande squadra [musica] qui a Milano con quei campioni, ti sei subito sentita a tuo aggio. >> Sai tu con 18 anni arrivare una squadra che ha appena vinto eh la Champions, c'è il Pallone d'oro che è cacca, puoi andare allo spogliatoio che ci sono solo super campioni. Io voi decidete quello che devo fare. Se devo correre 100 m io vado, se devo correre sulle montagne io vado, basta che me lo dica. Però quando io sono col pallone a me mi piace divertire, quindi penso che loro mi hanno dato tutto per lasciarmi tranquillo a fare il mio lavoro. Mi faceva impressione, sì, stare lo spogliatoio, però io non avevo paura. Tu guardavi come davanti a me c'era Ricky e Paolo Maldini, poi di fianco a me c'era Sidorf, tu guardavi in giro c'era Pirlo, c'era Inzaghi, c'era Ambro, c'era eh Nesta, c'erano tutti, quindi per me è stato divertente. Sì. tutto questo tempo che è passato [sbuffare] senza che lui giocasse, ha accentuato questo desiderio di di vederlo perché pochi lo conoscono e quindi di conseguenza è aumentata la pressione. Io mi sono limitato a dire che lui è molto bravo per quello che per come l'ho visto io e gli auguro di poterlo dimostrare subito. >> Gennaio 2008, >> Milan-Napoli [musica] e il primo gol. >> Avresti mai immaginato un esordio così? Ho dovuto aspettare 6 mesi a giocare la prima partita perché mi ricordo che io sono andato il 2 settembre, il mercato si chiudeva il 31 di agosto e dicevamo alla mia mamma, sai mamma, perché non mi ha voto due giorni prima? Perché così potevo iniziare già giocando dall'inizio e vincevo ancora il mondiale per club, perché per noi brasiliani il mondiale per club è quello il massimo. Però è andata così, ho dovuto aspettare 6 mesi per giocare, poi sai prima partita contro il Napoli, Roni fai gol. Io ci provo a fare i gol con i suoi passaggi, non riesco a fare il gol. Due. Lui mi dà due passaggi davanti alla porta, io sbaglio, lui viene da me. Dai, tu mi devi aiutare. Io io aiutarti carico di responsabilità. [risate] >> Ma cosa stai dicendo? Però ok. Poi io calcio, >> rimane sul piede la palla a Clarin Sigor lui segna, poi Kaka segna. Io ho detto mamma manca il mio gol, sai? faali da dietro, tanto dietro, lui da spara un tiro in davanti, fermo benissimo davanti al difensore, poi viene il portiere. Mi ricordo che la palla piccava un poco così, sai, se metto alto lui farà il gesto per provare a prendere in alto. Io ho detto io metto sotto sotto il piedi. Quando lui la palla è andata è uscito tutto quello che io ci ho pensato, sai? Giocare al Milan, giocare coi campioni, puoi segnare nel debutto, sai la mia mamma e mio papà erano lì, puoi vedere tutta la gente godere in quello momento. Per me è stato bellissimo. Sì. >> [musica] >> Non mi facevo impressioni dove dov'ero, la gente in giro. è l'unico giocatore che mi ha fatto impressioni davvero vero che mi ha mi fa un po' così fino a oggi è Ronaldinho che vedo lui però giocare a San Siro, sai tanta storia però io pensavo, sai io provo a fare la mia storia qui. Quando arrivavo allo stadio il mio primo pensiero era punto e provo a fare gol. >> Cosa dice tuo figlio di te? Non voglio spingerlo, far vedere a lui. Ok, guarda papà ha giocato. No, io lascio stare. Per un giorno lui va anche a fare la scuola lì con coglini. Un giorno arriva da me e dice: "Papà, tu giocato al Milan?" Io: "Figlio, ma chi ha detto questo?" E mi ha fatto impressione, mi ha, sai, mi è venuto, sai, quasi le lacrime perché era genuino suo, sai? Non io non mi aspettavo, però lui capisce, lui piace il pallone, però lui quando chiede da giocare io lo gioco, però lui ha ha le maglie del Milan, tutte le nuove mlie io provo a portarlo, quindi dai, spero che un giorno lui sia contento di me. Ti dico che lui gioca bene, sai? lui fa dei movimenti che per me mi fa impressioni perché sai Colino da 2 anni e mezzo fare i movimenti che perché il il tiro ok per un bambino è facile, però i movimenti che lui fa lui fa il controllo del braccio per avere dee equilibrio, quindi io penso che lui andrà in quella strada, però ok, io sarò sempre per lui. Sì. >> E invece parlando dei tifosi, visto che siamo in una cornice che proprio ci racconta Milano, qual è stato il primo feeling con i tifosi rossoneri? >> Da quello giorno fino a oggi che penso che sarà sempre eh l'amore. Mi piace tanto Milano, sono venuto piccolo, mi ha dato tanto gioia vivere quei tifosi che qui in Italia loro ti vengono, ti abbracciano, ti chiedono la foto, parlano con te. Quello a volte dico "Wow, ho bisogno di questo ogni tanto". Quindi mi fa impressioni anche fino a oggi, però ci tengo tanto il Milano, anche i tifosi del Milan sul cuore. Sì. [musica] Seconda stagione al Milan e Maldini ti descriveva già come un fenomeno. >> Lui mi ha insegnato tanto, anche non solo lì, però anche fuori dal campo. Sono suo amico fino ad oggi, lo scrivo ogni tanto. Un giorno ho visto mentre passeggiavo qui a a Milano, ho visto una foto su come modello. Ho detto "Eh, adesso sei modello qui, quindi abbiamo un bel rapporto." Poi, sai, ho avuto anche gli episodi che un giorno mi ricordo che ho detto una cosa, una una brutta parola e lui ha iniziato a urlarmi, a sgridarmi. Io ho detto "Pauli, scusami, non volevo e in mezzo alla partita". Mi ricordo era contro la Juve, però lui sempre un signore del calcio, quindi per me lui è una leggenda, non solo per me dentro del campo, anche fuori. Sì, >> parlavamo anche del Brasile, no? di Cak, di Ronaldinho, hai condiviso lo spogliatoio con entrambi. Ma sentivi quest'anima brasiliana anche a Milano? Mi ricordo che quando c'era Ronaldinho, sai il Ronaldinho era un anche tutti i brasiliani sono così, però speciali più in Ronaldinho. Lui sempre rideva, lui era uno simpaticissimo, continua da essere, però lui arrivava a volte su di me di essere Ale, oggi giochiamo solo per fare i tunnel, eh, che io facevo uno, due, lui faceva 10 e Sì, era era molto difficile, però c'era tanto clima brasiliano qua a Milano in quel periodo. In quello spogliatoio lì chi ti dava più consigli? >> C'era uno che mi prendeva [musica] sempre così, mi portava a parlare che era Clarin Seedor, non solo calcio, per tutte le cose, sai, un advisor, no? Lui era sempre lì a parlare. Anche mister, mister Ancelotti parlava sempre con me, quindi tutti erano bravissimo. Poi io anche andavo a casa ogni tanto con Ronaldo e Ronaldo mi dava i passaggi per tornare a casa, quindi tutti parlavano. Sì. è il più severo. >> Kaka Calzi era molto severo. Era C'era Allegri anche mister Allegri, poi c'era Ibra. Ibra sugli allenamenti era sgridava per farti fare il suo meglio. Sì. >> A questo punto più classica delle domande l'allenatore che ti ha lasciato di più. >> Mister Ancelotti per me quello è è speciali, sai? Poi lui adesso ha nazionale in mano, quindi spero e spero tanto che lui possa fare un bel lavoro. Sì. C'è qualcosa in particolare che ti ha detto magari in un momento che ti è rimasto impresso? A me mi piaceva puntare tanto. Un esempio, a me il foco era ok fare gol, però a me piaceva piaceva puntare, sai perché io ero velocissimo e quindi veniva uno, io puntavo, veniva a otto, io puntavo. Il passaggio mio ogni tanto era un po' mi lasciavo andare, non era concentratissimo su quello che volevo, come facevo che era puntare. Lui mi veniva sempre Ale, tu devi migliorare il passaggio perché questo passaggio non va bene. Questo mi è rimasto perché sai quando tu riesci a fare una cosa buona ti lasci andare, quindi è più facile di dire "Ok, adesso anda bene". Però quel motivo di quello è perché devi stare sempre concentrato quello che fai sta facendo. Sì. >> Calciatore ma anche uomo. La storia di Pato va oltre il campo da gioco. Ci sono emozioni, paure, ma c'è anche forza, la consapevolezza di chi ha saputo reagire alle difficoltà. Andiamo su un tema delicato per te che però è stato parte ovviamente della tua storia, una carriera che sarebbe stata diversa senza quegli infortuni. >> Qual è stato il più duro, il più tosto da affrontare? >> Mi ricordo [sbuffare] che il primo è stato con te Udines. Io avevo un scatto, io ero in mezzo campo per io sapevo che io andavo a porta, però dal niente succede che io cado e pensavo che qualcuno mi ha toccato dietro da lì. Ok, poi ho provato a tornare, ok, ho giocato, poi di nuovo, poi andavo di qua di là di nuovo, poi c'era magari se non era la parte della gamba, era poi era la caviglia o come io lo penso oggi, sai. Io comunque ero giovane, alcuni momenti dovevo anche avere un po' più tranquillità da tornare in campo. È successo un po' così alcune volte e quando sai tu dipendi dalla lesione tu devi avere un tempo speciale, sai, tanto alcuni magari mesi o due mesi per tornare in campo. Poi sai alla fine io a volte pensavo eh in mia testa cosa dovevo farlo? Cosa faccio? >> Non avevi la sicurezza? >> A un certo punto sì. A un certo punto sì. Ehm ti do un esempio veloce, no? Io sono andato a Atlanta, io rimango a una settimana d'Atalanta. a fare degli esami, però mi sono allenato una volta. Poi sai, se tu vai viaggi confuso, vai da lì, ti alleni una un giorno, arrivo domenica a Milano, mi alleno lunedì, lunedì già vado a Barcellona. Sai gli allenamento a volte da lunedì un giorno prima tu fai un po' più tranquillo perché sai domani c'è Barcellona, quindi non è che vai a 100 all'ora. Poi mi ricordo in questa partita il prima palla che mi è venuta su così dovevo fare un stop perché il portiere davanti se io stoppo la palla sono io il portiere solo, però provo adesso parla e i e i mi esci fuori la palla, il portiere prende la palla e io sento qualcosa. Faccio un movimento da Allegri, dico mister, devo uscire e poi mi ricordo che a metà tempo arriva Ale, no, perché io er dentro spodatoia, arriva Alenesta molto molto arrabbiato, non era per farlo giocare, lui ha fatto un viaggio, era per stare tranquilli, ci sono dei momenti che devi stare molto attento, però ok, è successo così, però poi sono tornato in Brasile, ho fatto di un esempio 20 giorni di lavoro, poi da lì fino a oggi io ho avuto solo due infortuni sul hamstring, su sulla parte dietro della gamba. Quindi >> c'è stato un momento in cui hai pensato che non sarebbe stato più come prima? >> Sì, in quel periodo sì. Quando sono tornato, ok, poi in Brasile, ho fatto dei lavori così e mi ricordo che ero benissimo, ma pensavo cosa è successo, quindi poi da lì sempre ho giocato, poi ho fatto gol, tutto, però sai quando tu sei qua in Europa, poi torni in Brasile, per tornare in Europa do di nuovo è difficile, non è facile. Quindi, eh, però ti dico dal cuore doveva andare così, non posso tornare indietro, è andata benissima, sono contentissimo, eh, ho vinto qui col Milan un periodo bello. Questo l'ha apprezzo per i tifosi, i tifosi anche per me, quindi per me va benissimo così. >> Arriva la scelta di lasciare il Milan. >> Sentivi il bisogno di cambiare ambiente? In quel periodo non era mia volontà, però mi hanno fatto credere che sarebbe il miglior momento. Se io magari darei dei consigli a un giocatore che sta passando lo stesso momento che il mio, non lascerei il momento per tornare in Brasile, >> anche se poi lì comunque hai avuto tante altre esperienze. Ecco, ce n'è una in particolare che ti ha lasciato qualcosa e la più difficile. >> Penso che tutti sì, sono stati belli, belli, belli. Diciamo che ok, il periodo quello più buio, dai, del mia delle mie lesioni, ok, al Milan, però quello mi ha fatto anche imparare tanto, però ti dico che quello che è stato un po' più eh ti dico un challenge m >> m >> è andare a In Cina, perché io non sapevo come andava lì. >> Un mondo diverso, >> è un mondo diverso, però tenta amore per i giocatori, tanto amore per calcio. Andata benissima, mi piaceva un sacco, sai? Ho avuto belle belle cose lì, quindi sono contento di quello che ha fatto. Sì. >> [musica] [musica] >> Ecco, se potessi tornare indietro nel tempo, c'è qualcosa che [musica] non rifaresti. >> Sì, ti dico che una cosa speciale è stato quando io sono tornato a giocare in Brasile, sono venuto a giocare al Corinthians, avevo un un rigore che io ho sbagliato, che ho fatto un cucchiaio. Non è perché del rigore del motivo dopo quello che è successo che mi ha fatto un po' spaventare perché sai i tifosi sono stati molto rigorosi con me lì, sai? Io ho dovuto andare con Borigardi, sono andato, ho dovuto andare con con le persone dietro a me, come tre cinque persone con pistolle, quelle cose lì, perché loro volevano fare delle brutte cose con me. Quello è stato la cosa che magari se io ci penserei qua adesso in quel momento, provo a calciare, sbagliare o provo a fare un cucchiaio. Magari se fossi qua in Europa, ok, però in Brasile in quel momento io non farei mai. Sì, sì. Se invece potessi tornare indietro nel tempo, al primo giorno a quel ragazzo di 18 anni appena arrivato a Milano, che cosa gli diresti? Eh, ti diverti, fai quello che sai, sei molto fortunato perché venire al Milan piccolino così eh non è facile perché la mia mamma mi ha lasciato presto uscire di casa e si è affidato di Dio che sai era l'unica persona che poteva unico persona che poteva curarmi. Dai, divertiti, fai quello che ti piace di più che giocare a calcio. Sì. [musica] Oggi analizzi il calcio, fai il commentatore. Che cosa diresti del patogiocatore? Eh, dai, bravissimo. [risate] No, non farlo quello. Però dai, direi delle belle cose. Non sono quello che andrà dietro a dire brutte cose. Sto tornando al calcio più vicino oggi perché, ok, faccio il commentatore per la televisione, poi adesso ho preso un club in Inghilterra insieme agli altri investitori. Sì, mi piace adesso di più di prima quando come due anni fa. Non hai mai pensato di fare l'allenatore? >> No, allenatore no, perché dentro vicino al campo non non mi viene voglia. Facevo un po' fatica ogni tanto a capire bene le cose delle tattiche perché sai noi brasiliani oggi sia molto più tattico. Io mi ricordo che io potevo andare ovunque a prendere il pallone e cercare di puntarli, di fare delle cose, però oggi no. Oggi dipende dell'allenatore, non ti lascia andare da da qualsiasi parte, quindi devi comprire bene il ruolo, quindi no, va bene così. Io non so se riuscirei a giocare oggi. >> Ecco, questo è un assist bellissimo perché il Pato Prime nel suo periodo migliore oggi sarebbe un giocatore di alto livello. >> Sì, sì, [risate] io credo di sì. Io credo che avrei ehm fatto alcuni gol oggi. Sì, penso anche di più perché capisco più calcio, capisco più un po' delle cose, però sai oggi è un po' più quello che mi piaceva, sai correre, puntare, giocare sono magari sono anche tecnici, però più >> più più velocità. >> Ecco, se dovessi dare un consiglio ad un giovane brasiliano che arriva oggi in Europa, che cosa gli diresti? Dirò subito da provare al massimo entrare nella cultura di del paese che andrà. Devi parlare la lingua, devi par devi capire dove sei, la città chi sei, come le persone piacciono che tu sia, perché a volte tu non puoi essere solo quello che sia, perché devi anche abituarsi al dove sei, al posto che sei, però sulle cose un po' fuori, non solo come giocatore, però con la testa del club. A volte i giocatori non capiscono. [musica] >> Se oggi dovessi comprare una maglia di un giocatore del Milan, >> quale compreresti? >> M >> Wow! Modric. Sì, sì, io magari andrò giù. No, io prenderei la sua. Anche amico mio, se tu stai guardando, dai, puoi regalarmi. Io non voglio comprarla, [risate] però >> chiediamoì. Sì, però sì, prenderei da Modric perché è un giocatore, sai, fino ad oggi fa impressioni, gioca benissimo, poi Milan. Quando lui gioca è un Milan, quando lui non gioca è un altro, quindi eh sono contento che lui stia facendo molto bene tutti. >> Siamo arrivati quasi alla fine della nostra chiacchierata. Ci mettiamo più comodi. Se dovessi rivivere un momento della tua carriera, quale sarebbe? >> Tornare al Milan. >> Tornare al Milan per me io ci avrei tornato subito. Sì, sì. >> È il tuo gol più bello? Barcellona contro il Barcellona il 23 secondi. Sì, velocissimo. Poi mi ricordo che i tifosi urlavano urlavano quando io ho segnato così veloce tutti erano zitti. Io Ma cosa succede? Non non sapevo. Però qui quello è stato quello più bello. Sì. >> Oggi c'è un sogno che senti